Prima intervista per recupero memoria storica.

…Perché poi l’amore ti tradisce e se ne va, lasciandoti come un naufrago in balia alle onde.
 
Volevo scrivere di mal d’amore – oggi- ma ho cambiato idea in corso d’opera.
 
Mi aspetta una seconda metà d’aprile relativamente impegnativa.
 
Domani continuiamo a girare il cortometraggio a ZIndis.
Domenica parto per Lignano per il camposcuola della Protezione Civile (dura una settimana, curerò la segreteria).La settimana verrà spezzata da quell’insulsa causa in tribunale….Vado via da lignano il 17, il 18 sono in tribunale a tstimoniare, passo in radio a registrare e poi riparto per Lignano nel tardo pomeriggio.
Il 20 a sera ritorno a casa e il giorno dopo riparto prestissimo per un corso che mi interessa fare sull’utilizzo delle motopompe.
Dal 22 in poi andrò a recuperare la coniglia che ho deciso di adottare ma la data è ancora da stabilirsi (sicuramente però quella settimana).
Dal 25 al 28 a Muggia c’è la Mujalonga…Col concerto di Bennato il 26 aprile in piazzale Adriatico.
Mi aspettano 2 settimane intense 🙂
 
Oggi ho iniziato le prima serie di interviste in casa di riposo centrate sulla seconda guerra mondiale a Muggia.
 
…Che dire… A quanto pare il pane di oggi non è più pane.
La signora con cui ho chiacchierato (94 anni) ha rimpianto tanto quello che mangiava quando era giovane.
Lo cucinavano una volta a settimana, nel grande forno a legna che avevano nel cortile di casa.
Ha dato colpa alle misture di farina che usano oggi…In pratica secondo lei il pane di oggi fa schifo.
 
Dal racconto è emerso che Muggia è stata bombardata a causa del cantiere San Rocco ma che il più delle volte le bombe cadevano sulle loro teste per errori dei piloti…L’obiettivo era il cantiere San Marco a Trieste e spesso capitava che sbagliavano a sganciare e così cadevano dove non dovevano cadere.
 
I tedeschi inoltre rastrellavano i ragazzi dai 14 anni in su per portarli a lavorare – suppongo nella Toldt – che nel periodo bellico a Trieste e dintorni ha operato molto per costruire rifugi antiaerei, strade etc…(In fondo eravamo parte dell’ OZAK – ovvero rientravamo nelle operazioni del Litorale Adriatico).
Chi non veniva usato come forza lavoro veniva deportato passando per la Risiera di San Saba e altri uccisi per strada, come il fratello di una delle due signore con cui ho parlato oggi che in pratica è stato fucilato dai nazisti in quanto partigiano.
 
Quando le ho chiesto “si ricorda un evento strano della guerra?”… Mi è stato raccontato di una ragazza di Muggia di 15 anni che si innamorò di un tedesco, rimase incinta di lui e questo finita la guerra se la portò insieme al figlio in Germania; questo per quei tempi era considerata una cosa veramente strana\assurda.
L’altra poi però ha subito specificato che queste cose non erano rare, succedevano spesso.
 
La scuola era completamente diversa di quella di ora ma – a dire della signora- funzionava meglio e si faceva tanto di più; dopo la quinta elementare c’erano i 3 anni di avviamento al lavoro.
Tutti andavano a scuola in grembiule e anche le maestre dovevano indossarlo! Nero col colletto bianco.
Tra le materie dei 3 anni di avviamento c’era economia domestica, religione, italiano, matematica, diritto, economia…Insomma quello che noi oggi facciamo alle superiori loro lo studiavano già a quelle che oggi corrispondono alle nostre medie inferiori.
 
Altra realtà evidenziata è che a Muggia ci si muoveva esclusivamente in traghetto per andare a Trieste o per andare in Istria e dintorni. C’erano un buon numero di piroscafi…
Inoltre una delle due mi ha raccontato dell’affondamento di uno di questi e di un sacco di morti annegati.
…Che dire, ho 1 ora e 30 di registrazione da riascoltare, sarà un lavoro lungo anche perché le signore i nomi non li ricordano, quindi le ricerce storiche da fare  saranno lunghe.
 
Tutto questo perché mi è venuta la “becera idea” di mandare sulla web radio delle interviste che raccontino la storia di Muggia…
 
Una delle due continuava a ripetere che l’8 settembre (ho dedotto del 1943) un sacco di ragazzi, uomini arrivavano dalle nostre parti in mutande, questo a causa dell’armistizio; in molti gettarono la divisa.
Ha molto insistito con questa data perché non ha mai visto tanta solidarietà da parte degli abitanti di Muggia.
Molti regalarono il vestito buono della festa a questi ex soldati fascisti che a quanto pare arrivavano da ogni parte.
Il perché di tanto aiuto è correlato al fatto che quasi la totalità degli abitanti ha avuto un membro della famiglia portato via dai tedeschi e il pensiero era quello del “chissà, speriamo che facciano lo stesso con i nostri figli, ovunque essi siano”.
 
Il modo di dire che ho imparato oggi è: “non xe miga sempre America!” (non è mica sempre America – da interpretarsi come un non è mica sempre tutto oro!).
 
 
 
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...about me? Ah ah ah...
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4 risposte a Prima intervista per recupero memoria storica.

  1. Orso Chiacchierone ha detto:

    Sai che io sto partecipando a un progetto del genere? I nonni che raccontano ai nipoti storie di quando erano giovani! 🙂
    È un’idea bellissima!

  2. johndscripts ha detto:

    Carina l’idea di intervistare le vecchiette 🙂

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