Il pappagallo.

Cominciare ad intavolare un discorso – con te – m’è sempre molto difficile.
Le parole se ne restano in gola e anche scrivere è difficile se il destinatario sei tu.
Il nostro problema – se così si può chiamare – è una semplice questione di sincronizzazione.
Gli unici momenti in cui ci troviamo entrambi sulla stessa onda vengono poi seguiti, con mia delusione da “il vuoto” che sei o forse siamo in grado di generare.
Il vuoto quello vero, quello che ti lascia senza alcuna difesa, quello che fa male.
Sai qual è il momento peggiore? Il giorno dopo.
Ho un archivio di devastanti giorni dopo –  senza di te – da poter incorniciare.
Come quella volta che dopo avermi fatto incazzare come una iena a causa del troppo alcool mi dicesti “domani mi farò perdonare” e invece puntualmente riuscisti a fare anche di peggio.
…Ed è una sorta di comportamente compulsivo, il tuo, al quale però non riesco ad abituarmi.
Tant’è che con te, amico mio, ho imparato a non pretendere, non attendere, non sperare.
è tutto un vivere il momento, si brucia e poi ognuno si raccoglie il proprio mucchietto di cenere.
La lista dei FAREMO è diventata infinita, inizio a temere che non ci basterà una vita.
Ti porterò, ti farò vedere, ti farò provare…Etc…I nostri discorsi tendono sempre al futuro.
Il migliori costruttori di castelli siamo noi.
è come quando da bambino ti leggono la favola della buonanotte.
Arriva il momento in cui il racconto si interrompe e tu ti ritrovi a dire…”E poi?” e come risposta ricevi un “domani lo saprai”.
Io di “e poi?” con te ne ho detti…Anzi di quei momenti in cui in testa hai solo un punto di domanda ne ho avuti veramente tanti con te e continuano a restare.
Ho visto finire le tue storie, tu hai visto vinire le mie e non ci restava che riderci su.
Solo di te non rido mai, anzi mi incazzo al pensiero fallimentare del “ma prima o poi anche lui si darà una regolata”.
Sei un agglomerato di vizi inalienabili.
Cercare di cambiarti non si può, c’è solo da sperare nel tuo autospontaneo miglioramento, nel quale io ho sempre creduto e continuerò a credere fino alla fine.
So che un giorno mi sorprenderai in positivo, è inevitabile.
…E se anche non lo farai, farò un bel sospiro e continuerò a volerti bene.
 
Che tu non fossi sano con il cervello l’ho capito dal primo momento.
Comunque ho un primato indistruttibile: so di essere la prima a cui hai voluto veramente bene.
Innamorato o cotto non so, quel che è certo è che io da perfetta stronza, nota che mi contraddistingue e mi fa brillare sulle altre, a te preferii il tuo migliore amico 🙂
Quello fu l’inizio di una serie di tragici eventi che si sono susseguiti a catena tra noi due nel corso degli anni.
C’è da dire che alla lunga è proprio vero: chi la dura la vince!
Tant’è che gli uomini e donne ne sono passati nei nostri giardini, di amici e amiche ne abbiamo avute e sono anche andate. Solo noi due sembriamo non passare.
Ma tornando alla serie di tragici eventi…Be, io e te a stare insieme si sa che sarebbe come pretendere di mettere il vento in bottiglia.
 
Dicevo…come mi sono accorta dal primo momento che non stavi bene con le cervella? Da questo:
 
la spilla pappagallo della Thun

la spilla pappagallo della Thun

 
Il primo dono – che mi hai fatto, per i miei 15 anni.
A dire il vero questo è proprio il primo regalo che ho ricevuto da uno del sesso opposto e che non fosse mio padre.
 
Ricordo la scena: noi 2 seduti su una panchina del giardino della danzatrice, tu tutto imbarazzato mi porgi sto pacchetto e mi dice “tieni, è per te, spero che ti piacerà, auguri”.
Io vedendo sto scatolotto pensai “o mio dio, si è rimbecillito…”.
Per evitare ulteriori imbarazzi dissi “lo apro a casa, grazie mille”.
Io sapevo di piacerti, tu anche mi piacevi ma in definitiva eravamo due idioti 🙂
…E sono felice di non essermi bruciata con te durate l’adolescenza altrimenti probabilmente ci saremmo persi per strada.
 
Arrivai a casa, scartai il pacchetto, lo aprii e le mie testuali parole furono “MA CHE CAZ…????è una spilla a forma di ….pappagallo!?!?”.
 
Sai com’è solitamente una ragazzetta “dal principe azzurro” si aspetta un cuoricino o qualche cagata del genere e tu mi hai regalato una spilla a pappagallo.
A me… che ho una sorta di repulsione per i pennuti.
 
Poi il resto è storia: la nostra.
 
Sappi che quella spilla l’ho anche indossata i primi tempi – nonostante tutte le mie amiche la trovassero orribile.
La portavo appuntata su una bretella della salopette.
Poi un giorno – dopo averla dimenticata di toglierla ed essersi fatta un bel giro in lavatrice – mi sono detta che era il caso di conservarla e quindi a tuttora se ne sta tra i miei oggetti più cari.
Ogni volta che la guardo mi viene spontaneo sorridere.
Da anni ho sempre avuto in testa una domanda: PERCHè UN FOTTUTO PAPPAGALLO?
Son quegli enigmi che mi porto dietro da secoli.
Confessa chi è che ti ha consigliato come animale un pappagallo????
 
Ti sembro un papagallo? A 15 anni ero così caruccia…Perché proprio un pappagallo?
Dopo 13 anni desidero avere una risposta, la voglio!
 
Inoltre io con te nel Valhalla non ci voglio andare!
Preferisco bruciare qui 🙂
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...about me? Ah ah ah...
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11 risposte a Il pappagallo.

  1. Orso Chiacchierone ha detto:

    Che bella storia! 🙂

  2. tramedipensieri ha detto:

    Che cosa strana…in effetti. Sia per l’oggetto in sè che per il motivo decorato…
    Se dovessi venirne a conoscenza…scrivi un post…ora hai acceso la mia curiosità….

    buona giornata
    .marta

  3. nonsemprechiara ha detto:

    mi piace il tuo blog… brucia, appunto 😉

  4. johndscripts ha detto:

    Mh… Inizio a capire qualcosa di te e del tuo amico 🙂

    In bocca al lupo!

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